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Il Gruppo dei sei merita di essere ricordato non solo in ambito pittorico, ma anche per il contributo a latere in campo architettonico grazie a Riccardo Gualino (1879- 1964), la cui moglie, Cesarina Gualino, faceva parte del gruppo di pittori.

Importante imprenditore, mecenate e collezionista d'arte italiano oltre che committente di architettura moderna. Importanti sono le dimore da lui fatte edificare tra cui spicca Villa Gualino, costruita sulla collina torinese e che divenne il manifesto intellettuale di una cerchia di artisti e uomini di cultura tra cui i pittori Gigi Chessa e Felice Casorati, il critico Lionello Venturi, il musicologo Carlo Gatti, che collaborano alla realizzazione di un progetto di modernizzazione delle arti che arrivò fino al cinema, con la nascita della Lux Film. Posta all’interno di un vasto parco, la villa vuole presentarsi in origine con “due braccia terminanti con due pugni, dominate al centro e più in alto dalla casa di abitazione”. In questo progetto di casa-museo, le due ali hanno lo scopo di custodire ricche collezioni d´arte, mentre i corpi estremi ospitano le sale dedicate alle esposizioni temporanee e il teatro, che diviene centro di studi d’avanguardia per l´arte drammatica e la lirica. Oggi Villa Gualino è sede di prestigiose istituzioni attive in settori avanzati della ricerca scientifica e della formazione come la “Fondazione Europea per la Formazione”, prima agenzia istituita in Italia dall’Unione Europea a sostegno dei processi di riforma nell’ambito dell’istruzione e della formazione professionale nei paesi partner dell’Europa orientale.
Altro edificio strettamente legato a Riccardo Gualino è il Teatro Scribe, costruito in via Verdi nel 1857 dall'architetto Giuseppe Bollati, presentava una sala tipicamente ottocentesca, con quattro ordini di palchi, stucchi, dorature e un loggione e poteva contenere fino a 1400 spettatori. Quando la capitale del nuovo Regno d'Italia fu trasferita a Firenze, il Teatro Scribe conobbe una rapida decadenza fino al 1925 quando venne acquistato da Gualino che lo trasformò nel Teatro di Torino e lo dotò di stagioni di prosa e di danza di grande ricchezza culturale e di un'orchestra propria. L'inaugurazione avvenne il 26 novembre 1925, con la rappresentazione dell'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, con la presenza dei migliori interpreti dell'epoca e dotata di grandiose scenografie. Il sogno di Gualino, però, durò solo cinque anni: al crollo del suo impero finanziario, anche il Teatro di Torino chiuse la propria attività per essere poi rilevato dall'Eiar, la futura RAI, che la trasformò in un auditorium per la propria orchestra sinfonica fino al 9 dicembre 1942 quando le troppe caserme e gli obiettivi militari della zona fecero sì che il teatro fosse distrutto dai bombardamenti per non essere più ricostruito (oggi è un triste parcheggio).
Allontanandoci dalla città in direzione del Monferrato casalese incontriamo il Castello di Cereseto situato nell’omonimo comune.
Il Castello sorge sulle ceneri di una roccaforte medioevale che venne completamente abbattuta nel 1600: la datazione dell’antica roccaforte ricade nel periodo medievale, in quanto Cereseto era un piccolo feudo nato tra il 500 e 600 d.C., mentre l’attuale struttura è di origine relativamente recente e risale al 1900.
L’antica roccaforte venne infatti acquistata da Gaulino nel 1908 che la abbatté completamente per ricostruirla su progetto dell’ingegnere casalese Vittorio Tornielli,
L’impianto architettonico del castello è un classico esempio delle influenze gotiche della fine dell’800; presenta facciate in laterizio, interrotte da più ordini di monofore, bifore e trifore; tali facciate, già molto alte, vengono slanciate ancor di più dalla presenza di bellissime torri e torrette. Il castello è noto anche perché contiene un bassorilievo in bronzo del Canonica: in esso viene raffigurato un tipico mugik (contadino russo) ed era in origine un dono per lo zar di Russia che non fu poi mai recapitato per le vicende della guerra e fu poi trasformato in un monumento al ricordo dei reduci dalla guerra del 1915-1918.
Il complesso ha una dimensione monumentale: impegnò per un decennio un numero grandissimo di maestranze che portarono vita e sviluppo nel paese di Cereseto; vi lavorarono i più noti artigiani del territorio e ne sono prova la scalinata monumentale con la sua ringhiera scolpita, la cappella interna, i capitelli delle colonne, le inferriate e le griglie, oltreché, ovviamente tutti i soffitti e pareti interamente affrescati.

Carlo Levi e “I sei di Torino” in mostra
I sei di Torino

Fonte: rottasutorino.blogspot.it; piemonteitalia.eu; fondazioneamendola.it

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