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 Un autore al mese: Guido Marussig.

Un’altra interessante viewing room della Galleria Berardi di Roma ci presenta questa volta Guido Marussig, uno dei maggiori esponenti di quella corrente "Novecento", promossa da una donna intelligente, colta e ambiziosa, critica d’arte: Margherita Sarfatti, che fu, oltre che l’amante fino all’inizio degli anni Trenta, la musa ispiratrice di Benito Mussolini. Una corrente che si propose “il ritorno all’ordine" nella pittura, con uno slogan che andava a pennello con i tempi: un’Italia "pacificata" dalla dittatura fascista, dopo gli "eccessi" politici dell’immediato dopoguerra (con le violenze fasciste ma anche socialiste) e anche artistici con il cubismo e il futurismo. il Novecento torna ad avere invece come massimo riferimento l'antichità classica, la purezza delle forme e l'armonia nella composizione.

Marussig (Trieste 1885- Gorizia 1972) fu artista eclettico e versatile: fu infatti talento poliedrico, pittore, architetto, scenografo, decoratore, illustratore, incisore e critico d’arte.

La predisposizione a spaziare fra discipline diverse, con linguaggi eterogenei, sempre originali, indica la formazione del pittore nella nativa Trieste, città multiculturale e proiettata verso la Mitteleuropa.

Il suo esordio pubblico fu precoce, nel 1902 alla mostra romana della Società degli amatori e cultori di Belle Arti.

Importanti furono ai suoi esordi le suggestioni visive derivate dalla pittura post impressionista francese. Ma la sua adesione al modernismo europeo fece sì che partecipò alla “Secessione" romana del 1913 insieme ad altri importanti pittori veneti come Vettore Zanetti Zilla.

Marussig era solito addentrarsi nelle calle veneziane e dipingere en plain air. In linea con le tendenze divisioniste dell’epoca, la sua pittura restituisce i valori luministici e atmosferici del paesaggio.

L’artista triestino divenne ben resto una presenza fissa alla prestigiosa Biennale di Venezia, dove espose la prima volta, appena ventenne, nel 1905.

Le sue tele sono, fino ai primi anni Venti, influenzate dagli esponenti più in vista delle "secessioni" nordiche: quadri sempre più decorativi, schematici e bidimensionali.

Nel 1916 si trasferì a Milano dove ottenne importanti incarichi scolastici, fino a ottenere nel 1937 la carica di Ornato presso il liceo artistico di Brera. Negli anni Venti e Trenta realizzò lavori nel campo delle arti applicate, del design di interni, della decorazione monumentale e anche della grafica: per le "Vie d’Italia" del Touring club, per le copertine di periodici come "Dedalo", "Pan", "Emporium" e la "Rivista illustrata del Popolo d’Italia".

Gabriele D’Annunzio era fra i suoi estimatori e gli affidò, nel 1918, scenografie e costumi della tragedia "La nave" e anche lavori di decorazione del Vittoriale.

Fu all’inizio degli anni Venti che Marussig aderì al "ritorno all’ordine" predicato dal movimento artistico "Novecento": i suoi quadri si fanno sempre più ispirati a un classicismo austero, venato di umori metafisici. Uno stile che non abbandonò più e che si ritrova fino al termine della sua carriera artistica nelle nature morte composte da pochi elementi, come solidi geometrici e colonne spezzate.

Guido Marussig, un po’ dimenticato nel primo dopoguerra, fu riscoperto negli anni Ottanta del Novecento, quando si guardò al di là di taluni sommi maestri italiani ascrivibili alle avanguardie storiche. Nel 2004 il museo Revoltella di Trieste gli ha dedicato una significativa mostra monografica.

Vedere il bel video e una sere di opere al link: https://www.berardiarte.it/viewing-room/guido-marussig-1885-1972/

Nella foto in alto: Guido Marussig, San Marco (Decorazione per casa Golia)

Qui sotto: Guido Marussig, Tomba antica, 1934

 

 

 

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