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1 città, 1 progetto, 15 partecipanti,1 blog, 5 mostre d’arte contemporanea

 

Un progetto di Anna Maria Pecci a cura di Arteco con la collaborazione del Museo di Antropologia ed Etnografia - Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell'Università degli Studi di Torino, del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino e della Città di Torino - Direzione Centrale Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie, Servizio Disabili. Progetto realizzato con il contributo della Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando Generazione Creativa, e del Dipartimento per le Pari Opportunità – Presidenza del Consiglio dei Ministri. In collaborazione con  Cecchi Point Hub multiculturale, In Genio, Rizomi Art Brut, Spazio Bianco, nb Nota Bene.

Tra il 19 ottobre e il 20 novembre 2012, 5 mostre diffuse sul territorio accoglieranno le opere nate dall’incontro e dal dialogo di giovani artisti e educatori con le collezioni etnografiche del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino,  la cui valenza scientifica e culturale affianca una straordinaria potenza artistica.

Dal confronto con questo patrimonio, pretesto e stimolo al dialogo sull’arte e sulla differenza, attraverso esplorazioni e sperimentazioni, ha preso il via la fase creativa, frutto di un percorso interdisciplinare che combina arte, antropologia, storia dell’arte, educazione, abilità e disabilità, disagio, lontananza geografica e culturale. Un progetto complesso: mesi di lavoro, dialogo e formazione per 5 gruppi di giovani artisti emergenti ed educatori affiancati da storici dell’arte, antropologi ed educatori professionali; un evento espositivo autunnale diffuso sul territorio ed infine una Giornata internazionale di studi a dicembre, momento di riflessione e di confronto per permettere la restituzione e l’acquisizione a livello istituzionale delle conoscenze e delle abilità sviluppate in questi mesi.

Se il seme di ogni percorso è stato il confronto con l’arte irregolare, potente espressione dei limiti delle “etichette” sono state le esperienze degli artisti e i personali vissuti di marginalità e disagio a stimolare sviluppi diversi per le opere collettive.