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Martedì 10 Ottobre 2017 09:32

A spasso nella Torino surrealista e metafisica

  • È Torino che mi ha ispirato tutta la serie dei quadri che ho dipinto dal 1912 al 1915”. Queste sono le parole di Giorgio De Chirico, artista di fama internazionale ed esponente di due correnti artistiche del Novecento: il Surrealismo e la Metafisica.

    Nelle opere di De Chirico in particolare in “L’enigma di una giornata” (1914) o “Mistero e malinconia di una strada” (1914), non è difficile ritrovare gli elementi che ricorrono nei suoi dipinti passeggiando per Torino, in primo luogo i portici che accompagnano le prospettive rettilinee di vie e corsi per diciotto chilometri e che compaiono come quinte laterali delle piazze metafisiche. Un altro elemento importante che compare più volte nelle opere dell’artista è la candida figura gessosa di una mitologica Arianna adagiata su un basso piedistallo, nel quale non è difficile scorgere il monumento di via Roma dedicato alla Dora. Nel quadro “La nostalgia dell’infinito” (1912) è proprio il simbolo di Torino a essere trasfigurato in una costruzione surreale, così come le Porte Palatine sono elemento principale della “Torre rossa” (1913), davanti a cui fa capolino l’immancabile Caval d’Brons.
    Come lo è stata per De Chirico la Città di Torino è stata e continua a essere al centro delle attenzioni di molti artisti per il suo fascino e per l’atmosferica magica e misteriosa che si respira per le vie della città, per questo motivo è anche set cinematografico all’aperto. In questo caso anche di cinema surrealista, che per molti sono solo due i film surrealisti, ovvero “Un chien andalou” di Luis Buñuel e Salvador Dalì (1929) e “L’âge d’or” di Buñuel (1930). Ma al cinema surrealista e alla corrente artistica del Surrealismo spetta senz’altro il merito di aver aperto una finestra sui sogni, gli incubi, le cose proibite, i grandi amori e altri fantasmi che entrano prepotentemente nei temi cinematografi. Grandi debitori sono il cinema horror e fantascientifico e registi noti come Alfred Hitchcock e Dario Argento. Proprio per quest’ultimo Torino è una città molto amata nei suoi film. Si ricordano “Profondo Rosso” facendo riscoprire anche ai torinesi la città in una versione metafisica, tra gli sfondi memorabili di Piazza Cln a cui ruota gran parte della trama, Galleria San Federico considerata lo scrigno segreto di Torino e Villa Scott (C.so Giovanni Lanza, 57). E “Non ho sonno”, interamente girato a Torino con scene nella sala d’onore della Facoltà di Architettura del Catello del Valentino (Viale Mattioli) con l’annesso Parco del Valentino, alle ville De Fabritiis in Strada alla Villa Quiete, 10 e Villa San Quirico in via Campana nel quartiere San Salvario. Altre importanti scene sono nella spettacolare Piazza Vittorio e al Teatro Carignano (Piazza Carignano, 6). Passeggiando per la città Sabauda ci si può imbattersi in molte piazze, palazzi, catelli e piazze che sono state location di famosi film come:
    •    “Enigma” di Jean Rouch, Alberto Chiantaretto, Marco Di Castri, Daniele Pianciola, dove spesso la scena predominante è alla Mole Antonelliana (via Montebello, 20).  Un misterioso mecenate convoca nel suo castello sulla collina torinese un falsario e gli chiede di realizzare il quadro che Giorgio De Chirico non dipinse nel 1911, quando soggiornò a Torino. Il pittore si muove in città tra suggestione dechirichiane e richiami nietzcheani, fa incontri strani e inquietanti grazie ai quali individua il volto metafisico di Torino, partendo dalle sue architetture e cercando di individuare la sua essenza più profonda;
    •    “I vestiti nuovi dell’Imperatore” di Alan Taylor, il film presenta un mix di elementi vincenti. Non è puramente film di regia, ma quel che c'è, è da ricordare: le ambientazioni che ricreano Parigi e l'idea del proiettore che apre il film come un occhio, che vede solo quello che ha davanti e che magari cela la verità che vi sta dietro. E appena termina la storia non ufficiale di Napoleone, ecco che si chiude l'occhio sull'ultima diapositiva e si spegne la candela con un soffio! È film di sceneggiatura: ci sono tanti spunti geniali, a cominciare dall'ipotesi fantastorica. La location è ambientata nella città di Torino in particolare al Castello del Valentino, Piazza Castello, lungo Po, Piazza Maria Teresa, Piazza Palazzo di Città, Via Po, Vicolo Santa Maria e via delle Tre galline.
    Anche i visitatori o i torinesi stessi passeggiando per le vie della Città possono ammirare e sentire (utilizzando le parole del De Chirico): “l’infinita poesia che si sprigiona da questa città tranquilla e ordinata, costruita in una pianura adorna di dolci colline, di parchi romantici, di castelli e di palazzi solenni” e che rimane (ancora oggi) “la città più profonda, la più enigmatica, la più inquietante non solo d’Italia, ma di tutto il mondo”.

    Fonte: www.fondazionedechirico.org, www.torinocittadelcinema.it, next.liberation.fr, repubblica.it

    “MIRO’! SOGNO E COLORE”
    Joan Mirò (1893-1983)
    L’arte del Novecento: dal Dadaismo al Surrealismo

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