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Mercoledì 11 Marzo 2015 17:27

OSPITI IN BELLA MOSTRA SEI CAPOLAVORI DEL MAR – MUSEO D’ARTE DI RAVENNA Klimt, Baccarini, Bassi e Salietti

  • Dopo lo Staffato di Giovanni Fattori, la Galleria d’Arte Moderna ospita sei opere del MAR, Museo d’Arte di Ravenna, da anni impegnato in una significativa attività espositiva.
    In occasione della mostra Il Bel Paese. L’Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi che si è aperta il 22 febbraio 2015, i Musei di Nervi – Galleria d’Arte Moderna e Raccolte Frugone collaborano col prestito di sette opere e la partecipazione ai contenuti scientifici del catalogo.

    A Genova, in Galleria d’Arte Moderna giungerà, in cambio, uno splendido e sensuale disegno di nudo femminile di Gustav Klimt del 1904 circa - l’opera più importante del MAR di Ravenna con la quale l’istituto ravvenate ricorda la presenza del celebre artista austriaco proprio nella cittadina nel 1903: "... a Ravenna tanta miseria - i mosaici di splendore inaudito ..." disse Klimt, rompendo la sua riservatezza e la riluttanza a pronunciarsi per dichiarare tutto il fascino che l’oro dei mosaici ravennati avevano esercitato sulla sua attività artistica. Uomo schivo a dispetto dei salotti frequentati, ma consapevole delle proprie capacità - "Esistono solo due pittori: Velázquez e io" aveva detto Klimt dopo una visita al Kunsthistorisches Museum di Vienna - poco incline alla mondanità e ai viaggi e dedito allo studio, abitò con la madre e due sorelle senza mai sposarsi, ma collezionando numerosissime amanti - ebbe in totale 14 figli, come fu possibile accertare dopo la sua morte per ictus nel 1918, a cinquantasei anni - tra le sue modelle e le sue note committenti dell’alta società tra cui Alma Mahler, Adele Bloch-Bauer ed Emilie Flöge, titolare della più grande casa di moda di Vienna.
    Affascinanti, sensuali, musicali nel fluire continuo e flessibile di un segno grafico sicuro e accattivante, sono i disegni di tono naturalistico dedicati alla figura femminile, al suo erotismo: a carboncino e matita, privi di colore, raffigurano le modelle atteggiate in tutte le posizioni. Questa sua particolare attenzione al mondo femminile indusse il pubblico a considerare Klimt una sorta di voyeur e il suo atelier, pieno di modelle nude, un luogo perverso.

    Ma il percorso coi dipinti ospiti comincerà, in Galleria d’Arte Moderna, nelle sale dell’Ottocento, in un serrato dialogo con la pittura di paesaggio che si conserva nelle collezioni genovesi: il dipinto La roccia, un olio su tela di Giovan Battista Bassi (Massa Lombarda 1784 - Roma 1852) del MAR di Ravenna sarà allestito accanto a un prezioso brano paesaggistico del torinese Massimo d’Azeglio (1796-1866) della Galleria a ricordare l’attenzione artistica del celebre letterato e aristocratico piemontese per Bassi - pittore assai famoso a Roma, e stimato da Canova e da Thorvaldsen - durante il decennio che d’Azeglio trascorse nella Città Eterna, tra il 1814 e il 1826, per affinare la minuziosa impostazione del suo naturalismo adottando, nel rendere il paesaggio romano, gli sfondi sfumati dei paesaggi alla Lorrain.

    Il dialogo prosegue nelle sale del simbolismo grazie ai due ritratti, un carboncino e una terracotta patinata, che Domenico Baccarini (1882-1907) - celebre artista faentino, capace di portare nuovi fermenti culturali nella sua città grazie ai contatti col milieu simbolista romano, con lo scultore ligure Giovanni Prini che a Roma abitava e lo ospitò e il pittore Raoul Dal Molin Ferenzona - dedicò a Elisabetta Santolini, soprannominata Bitta, di cui l’artista s’innamorò perdutamente e che gli fece da modella. Una storia di coppia dalle tinte drammatiche per l’indigenza cui l’artista fu costretto nella sua breve esistenza, coronata, peraltro, dalla nascita di una figlia, Maria Teresa. Una vita faticosa e artisticamente intensa, ma terminata tragicamente con la morte di Baccarini a 26 anni per tubercolosi, qualche mese dopo essere stato abbandonato dalla Bitta per l’amico pittore, Amleto Montevecchi.
    A un’altra coppia è dedicato lo spazio del Novecento che accoglie il dialogo tra le opere del MAR e quelle della GAM: è la coppia Alberto Salietti (1892-1961) e Lydia Pasetto.
    Lui, ravennate di nascita e chiavarese d’adozione, noto segretario e organizzatore di mostre del gruppo artistico di Novecento sostenuto da Margherita Sarfatti, presentò alla Biennale di Venezia del 1934 l’elegante ritratto della seconda moglie, Lydia Pasetto per l’appunto, realizzato nel 1932 e acquistato all’appuntamento veneziano dal Comune di Genova per 4000 lire. Fu proprio Lydia, ormai vedova, che nel 1964 donò alla città di Ravenna il ritratto intitolato Anziana signora realizzato dal marito nel 1934, un olio su compensato, per fissare il volto della propria madre, Giulia Orselli, cui era stato particolarmente legato, anche dopo la separazione dei genitori, nel 1904, che lo costrinse ad abbandonare Ravenna e a seguire il padre decoratore a Milano. Anche questo secondo ritratto ricompone il quadro famigliare di casa Salietti, il cui contesto ligure è evocato da due vedute di Chiavari a confronto, una della GAM genovese, e una del MAR, entrambe dalle squillanti cromie.

    OSPITI IN BELLA MOSTRA (scarica il comunicato stampa)

    Dove: Musei di Nervi - GAM
    Quando: 15 marzo - 14 giugno 2015
    Inaugurazione e visita guidata a cura di Maria Flora Giubilei: 14 marzo, ore 16

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